Mastoplastica additiva, esperienze e testimonianza

Mastoplastica additiva esperienze

Ciao sono Anna, oggi sono passati 12 giorni da quando ho fatto un intervento di mastoplastica additiva con mastopessi e ho deciso di raccontare le mie esperienze in questo campo, rilasciando questa testimonianza, perché potrebbe essere davvero utile, per le donne che stanno pensando di rifarsi il seno, leggere il racconto dell’operazione e del post operatorio, la testimonianza sincera di un’esperienza che in parte, sento, ha rivoluzionato la mia vita e l’immagine che ho di me stessa.

Non saprei dire esattamente quando ho deciso di volermi sottoporre a un intervento di aumento del seno, ma ricordo che ogni anno la prova in camerino dei completi intimi, che tanto amo, era sempre meno soddisfacente e ci ripensavo per tutta la giornata e i giorni a seguire, con acquisto annesso di creme, anche costose, che non hanno mai sortito alcun effetto evidente.

Nel giro di un paio di anni ho avuto l’impressione che aumentassero le persone che avevano fatto una mastoplastica additiva o forse è la mia attenzione che si è focalizzata sull’argomento. Ad ogni modo tra donne è facile che se ne parli, ci si confronti e si “tocchi con mano” il risultato.

Oltre a questo le pubblicità e i personaggi pubblici propongono sempre più spesso un risultato rifatto.

E io non sono mai stata contraria a un seno rifatto bene, naturale, sono stata contraria al seno rifatto male o con eccessi. Quindi a un certo punto ho scelto di farlo, ma ho rimandato questa decisione nel tempo.

Ciò che mi ha convinto a farlo davvero è stato la gioia e la soddisfazione delle donne che lo avevano già fatto.

A questo punto ho selezionato i risultati che mi piacevano e ho scartato quelli che non mi piacevano (o che non mi sembravano eseguiti in un contesto sicuro e affidabile).

E’ questo il primo consiglio appassionato e onesto che mi sento di dare a chi sta pensando di fare una mastoplastica ed è probabilmente la cosa migliore che io abbia fatto, perché ne ho visti di scempi, di seni a palla, troppo poco naturali, o con capezzoli scesi o con evidenti asimmetrie.

Tra i vari c’è stato quello di una mia amica, Roberta, che ho visto l’estate scorsa alla quale ho detto

“senti sei una bella donna, ma vieni con me a farti fare un consulto gratuito perché, per quello che sto vedendo in giro, dovresti stare meglio di così”

Aveva una forte asimmetria e vedevo una specie di gradino in uno dei seni. Lei è siciliana ed è stata operata da un famoso professore della sua città.

Come ho scelto il chirurgo plastico

Ho conosciuto diverse donne operatesi tramite LaCLINIC e il risultato mi piaceva; tramite Facebook ho scoperto che il consulto era gratuito e così ho prenotato tramite il sito.

Ho contattato anche un’altra struttura, per fare un paragone, ma onestamente era molto lontana dalla mia città e mi sembrava la facessero davvero troppo semplice. Sono sicura di aver scelto bene perché la mastoplastica è un intervento a tutti gli effetti, insomma non ti fai solo aprire, ti fai mettere un copro estraneo dentro!

Sono stata a LaCLINIC e ho fatto un primo consulto gratuito. Anche la mia amica lo ha fatto e abbiamo organizzato tutte le “tappe” insieme. Una delle comodità è stata di poter parlare con due chirurghi plastici, sempre a LaCLINIC, perché ce ne sono diversi, tutti rispondenti a precisi standard che, per me, erano garanzia di qualità e affidabilità. Ho potuto scegliere di parlare con più specialisti per scegliere quello con cui si instaurava un maggiore rapporto di fiducia.

Con il secondo chirurgo plastico, il Dottor Stefano de Luca, mi sono sentita subito capita. Anche la mia amica ci ha pensato un po’ e alla fine ha deciso di sottoporsi ad un altro intervento di mastoplastica. Il nostro chirurgo non ha screditato quello precedente, non si è sbilanciato sul risultato, ma ha detto una cosa fondamentale, il miglioramento era possibile e in quel momento, quello vuoi: “la possibilità”.

Per quanto riguarda me, gli ho avanzato la mia priorità e gli ho detto:

“dottore io non vengo qui per diventare una maggiorata, lo sono stata e non mi piacevo tanto. Io non sogno il seno da pin-up. Semplicemente non sopporto vedere il mio seno sciupato e svuotato (negli ultimi 10 anni l’età è avanzata e il mio peso corporeo è diminuito di circa 10 kg ) quindi vorrei un risultato di riempimento, ma molto naturale, il più morbido possibile e vorrei che scendesse un po’ come i seni naturali, non come due palloncini sparati in avanti. E poi non vorrei avere grandi limitazioni nei movimenti perché mi piace fare sport”

A questo punto mi ha “pinzato” per valutare la mole di ghiandola a disposizione e mi ha proposto una protesi rotonda, morbida, 275 cc, con inserimento sotto ghiandolare e si è riservato la possibilità di stabilire in sede di intervento, da dove inserirla ( areola o sotto il solco mammario).

Inoltre mi ha detto che mi avrebbe tirato un po’ la pelle dal capezzolo, un mini lifting del seno, round block di circa 2-3 cm. Mi ha fatto piacere che me lo abbia proposto perché mi sono ricordata di un’altra mia amica, alla quale era stata fatta una quarta, ma con capezzolo sceso, perché non era stato tirato più su (infatti ora vuole venire con me ad un controllo, per vedere col mio chirurgo se si può apportare qualche miglioria ).

Infine ho voluto vedere qualche foto prima e dopo di casi simili.

Fatto: avevo deciso e fissato una data di lì a qualche mese (per esigenze mie personali non ho preferito farlo subito).

Ho avuto anche un secondo incontro, dopo aver fatto le analisi di routine preoperatorie. Durante questo incontro ho parlato con il chirurgo plastico e ho detto:

“Se fosse possibile, preferirei avere il minor numero possibile di cicatrici perché la mia carnagione è scura e ho sempre timore dei segni. E poi ho un dubbio, il miei seni tendono a divergere, questa cosa aumenterà, si può modificare?”

Il dottore ha aggiunto anche che avevo una lieve asimmetria, che non avevo mai notato, dovuta ad una discreta scoliosi. Mi ha detto che avrebbe fatto il possibile, senza sbilanciarsi.

Mi ispirava molta fiducia, a pelle, non so, ma mi sentivo sicura della mia scelta perché lo vedevo sufficientemente giovane (e quindi ben aggiornato) ma molto preparato, preciso, pignolo e il suo modo di porsi mi tranquillizzava.

Ho pensato, io se mi devo far tagliuzzare, voglio che lo faccia uno preparato e pignolo, deve essere pignolo!

A questo punto ho detto una cosa che poi ho ribadito anche in sala preparatoria, quando mi ha spiegato, di nuovo, tutto quello che avrebbe fatto e le varie possibilità:

“dottore io vorrei un risultato di riempimento naturale, non ha senso che io metta paletti, perché sicuramente lei sa meglio di me cosa sarà adatto a me. Quindi decida lei dove mettere le protesi e come procedere”

Il giorno dell’intervento

Non ero molto agitata il giorno prima, o il giorno stesso. Avevo purtroppo delle altre cose familiari serie a cui pensare.

Addormentarmi è stato un attimo e poi ho dei vaghi ricordi delle ore post risveglio. Ho fatto una notte di degenza in una clinica molto confortevole, in centro città, la mattina dopo ero pronta per uscire e tornare a casa mia già con reggiseno, cerotto, drenaggi e fascia contenitiva.

Il post operatorio

Io, onestamente, “dolore” non ne ho sentito. Cioè a volte soffro più per un ciclo. Ma so anche che il mio inserimento sottoghiandolare è meno doloroso di altri tipi di intervento.

Pensavo facesse male tagliare i capezzoli e poi farseli ricucire, invece zero proprio. Fastidi e indolenzimenti vari, invece, quanti ne volete!

Smaltita l’anestesia si devono recuperare le forze e mentre tornano, i drenaggi (nel mio caso li hanno messi, uno per lato) iniziano a dare fastidio, ma per fortuna al terzo giorno me li hanno tolti.

A quel punto la mente è pronta per focalizzarsi sul fastidio successivo: i cerotti! Tirano e fanno prurito che è una bellezza! Ma bisogna sopportare e noi donne nasciamo predisposte per sopportare.

A 6 giorni dall’intervento via anche quelli e che liberazione!

Però devo avvertirvi: limitazione assoluta nei movimenti. Una persona accanto nei primi giorni è fondamentale, non riuscivo nemmeno ad andare in bagno da sola. Niente pesi da sollevare, niente leva sulle braccia per alzarmi, niente cucinare, niente servizi in casa. Inoltre molto spesso sentivo l’esigenza di stendermi perché i tessuti sono ancora indolenziti e il peso delle protesi, a lungo, può dare fastidio.

Il corpo si deve abituare. Le ferite interne devono guarire. E poi i primi 8 giorni ho dovuto prendere molti farmaci, come si fa sempre con un intervento.

Ogni giorno mi sento sempre meglio. Certo: vorrei togliere reggiseno, fasce, fare tutti movimenti del mondo, fare una doccia, ma è presto, devo attendere ancora qualche giorno perché, in questa fase, mi hanno detto che questi accorgimenti sono importanti quanto e più dell’intervento perché definiscono “la forma”.

Confrontarmi con la mia amica è stato utile perché ci sosteniamo anche nelle piccole cose.

Alla fine è saltato fuori che il chirurgo del suo primo intervento non aveva “sbagliato l’intervento”, ma aveva usato tecniche obsolete di 20 anni fa.

E io per questo preferisco fidarmi più di quello che verifico di persona che della “nomea e notorietà”. A dire il vero, secondo me, qualcosa il vecchio chirurgo aveva sbagliato con la mia amica, perché aveva inserito due protesi uguali quando, in partenza, c’era una forte asimmetria.

Invece il nostro chirurgo le ha inserito due protesi diverse e ha fatto una Round Block tirando su uno dei due seni per renderli simmetrici. Inoltre la mia amica all’epoca fece un solo controllo dopo l’intervento e non ha avuto tutte le informazioni e raccomandazioni che abbiamo avuto noi adesso ( ad esempio su reggiseni, sport ecc ).

I vantaggi de LaCLINIC® 

Ultima, ma non certo per importanza, la nostra Advisor, Rachele! Le abbiamo rotto le scatole a tutte le ore, dalla richiesta di poter mangiare un babbà la sera prima dell’intervento, alla chiamata alle 24:00 a una settimana dall’intervento per la necessità di un cerotto.

A qualunque ora e per qualunque domanda io ho sempre potuto contare su di lei. E non è poco! E’ una grande serenità perché un chirurgo non lo trovi: può lavorare anche 10 ore al giorno ed essere impegnato. E in ogni caso mi sarei vergognata di disturbarlo a mezzanotte.

Certo, nemmeno l’Advisor è tenuta a risponderti nel cuore della notte ma, come dire, è come un’amica, preparata nella materia, che ha le informazioni giuste e se non le ha, si informa per te presso il tuo chirurgo plastico. Ma soprattutto sa quando hai bisogno di essere solo calmata e rassicurata (perché un momento di panico o di incertezza può subentrare, soprattutto se, presa dall’impazienza, vai su Google a cercare risposte da perfetti sconosciuti, pazienti, dottori, riuscendo incredibilmente ad immedesimarsi in tutti i casi degli altri e vivendo con loro l’allarmismo) o quando davvero vale la pena di contattare il dottore anche alle 24:00 per una delucidazione in più.

Oltre a questo, ho notato che la Advisor ha fatto un lavoro ancora più importante: lei ha parlato con il mio compagno, l’ha istruito su tutto quello che avrebbe dovuto fare per me, su ciò che avrei potuto o non dovuto fare io.

Ha previsto la mia voglia di “essere forte e fare oltre le mie possibilità”. Ha anticipato la mia fragilità, anche psicologia. Lo ha bacchettato per bene, con simpatia, ma serietà, facendo notare quali comportamenti e frasi fossero adeguati o totalmente inopportuni e da evitare in questa fase. E lui è stato impeccabile, perfetto, la mia roccia. Non è il compagno “da una vita”, stiamo insieme da poco più di un anno, eppure è stato la mia colonna in tutto.
La mia famiglia ho preferito informarla solo a cose fatte, perché purtroppo c’erano altri eventi non prevedibili, gravi e seri in corso.

Dopo non li ho avuti vicino. Non ho consentito all’Advisor di parlare con loro, di prepararli con le informazioni pratiche e psicologiche necessarie. Mi sono sentita dire da loro “Non pensavo stessi male”, “hai scelto tu di operarti, è un intervento di estetica”, “hai deciso di operarti nel momento sbagliato” ecc.

Il mio compagno e la mia Advisor, come tutti gli amici cari, mi hanno sostenuto perché era un mio disagio, un mio desiderio, una mia scelta legittima. Non ho fatto del male a nessuno e non ho scelto un momento sbagliato: è capitato che lo fosse.

Ma soprattutto è un intervento a tutti gli effetti, che merita la stessa attenzione e assistenza di molti altri interventi chirurgici. Niente cattiveria, ho solo visto la differenza e sottolineo l’importanza di questa “differenza” nella “preparazione e assistenza”.

Adesso sto riprendendo a lavorare, sogno la mia prima doccia fra pochi giorni e aspetto che passi questo primo mese, per tornare alla completa normalità.

I miei risultati

Se sono curiosa di vedermi diversa? Già mi vedo diversa e adoro il risultato.

Non mi sembrano troppo grandi, so che si sgonfieranno, non ho avuto cicatrici evidenti, solo intorno al capezzolo e, MERAVIGLIA, i punti non li devo togliere perché sono riassorbibili.

Ma soprattutto la tasca dove alloggiano le protesi è stata cucita in modo tale da raddrizzarmi i seni, quindi sono meno divergenti di prima, nonostante il peso e il volume delle protesi, come ho sempre desiderato che fossero!

So che devo attendere da uno a tre mesi almeno per far sgonfiare i seni, assestare le protesi e per vedere i miei seni definitivi, ma già ora il risultato supera le aspettative!

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