Capezzolo introflesso chirurgia e rimedi

Capezzolo introflesso chirurgia

In cosa consiste la chirurgia per il capezzolo introflesso? Il chirurgo plastico può, infatti, effettuare un intervento per risolvere questo inestetismo che può comportare qualche disagio estetico a livello del seno e rendere difficile l’allattamento.

Cos’è il capezzolo introflesso

Il capezzolo introflesso è un’anomalia, spesso congenita, quindi presente dalla nascita (ma in qualche caso provocata da un’infiammazione o da un intervento chirurgico), che si presenta con un capezzolo che rientra all’interno del tessuto mammario e fuoriesce solo se stimolato, manualmente o con il freddo. La causa del capezzolo introflesso è da ricondurre ad un’eccessiva  brevità dei dotti galattofori che impediscono al capezzolo di fuoruscire all’esterno e lo trattengono all’interno. Oggi parleremo dell’intervento chirurgico per risolvere il capezzolo introflesso.

Capezzolo introflesso e allattamento

Spesso questa anomalia rende difficile se non impossibile allattare al seno.

In questi casi si interviene utilizzando rimedi come un paracapezzoli specifico per capezzoli introflessi, che consentono al bambino di attaccarsi correttamente, oppure con esercizi e tecniche manuali di estroflessione del capezzolo, che non sempre sono risolutivi.

Capezzolo introflesso, quando preoccuparsi

Il capezzolo introflesso si differenzia da quello che rientra solo a volte perché normalmente risiede all’interno del tessuto mammario e riesce a
fuoriuscire solo se stimolato. Laddove si verifichi un’improvvisa retrazione del capezzolo è bene prestare attenzione a questi sintomi:

  • secrezione ematica;
  • dolore o gonfiore nella zona della mammella e dell’ascella;
  • arrossamento cutaneo;
  • un’increspatura della pelle simile alla buccia d’arancia o pelle
    screpolata;
  • cambiamento nelle forme e delle proporzioni delle mammelle.

In questi casi è bene rivolgersi allo specialista per un controllo.

Capezzolo introflesso, intervento

E’ possibile intervenire in due modi:

  1. mantenendo l’integrità del capezzolo utilizzando rimedi come una ventosa oppure il classico piercing, che costringono il capezzolo a restare fuori dal tessuto;
  2. optando per un intervento chirurgico che agisce sui dotti galattofori, quindi andando alla radice dell’anomalia.

Anche se i due rimedi non chirurgici preservano l’integrità dei dotti galattofori e quindi la possibilità di allattare, possono essere comunque piuttosto scomodi (soprattutto le ventose possono creare qualche disagio ed essere visibili attraverso i vestiti), inoltre se protratti possono causare irritazione ed ulcerazioni.

L‘intervento chirurgico mira letteralmente a “sbrigliare” i dotti galattofori e fanno estroflettere i capezzoli in modo stabile e definitivo, pur
riducendo le possibilità di allattamento.

In alternativa, in alcuni casi, può essere preferita la chirurgia con parziale conservazione dei dotti galattofori, che lascia attaccata parte dei
canali e questa procedura potrebbe aumentare le probabilità di riuscire ad allattare.

La procedura viene eseguita in day hospital e prevede dei piccoli punti di sutura interni ed esterni, a seconda della tecnica utilizzata.

Postoperatorio

Sono normali un leggero dolore e piccoli ematomi e gonfiori che si risolvono nel giro di una decina di giorni. Il dolore può essere tenuto
sotto controllo con degli antidolorifici.

Il chirurgo apporrà un bendaggio specifico e il rientro a lavoro è previsto al massimo entro 5 o 6 giorni.

La cicatrice che resterà sarà molto piccola e posizionata generalmente a livello del capezzolo stesso (oppure ai margini dell’areola o al suo interno), quindi il colore sbiadirà e si uniformerà al colorito della pelle circostante.

Bibliografia e fonti